
lunedì 21 dicembre 2009
ALL I WANT FOR CHRISTMAS IS YOU by Mariah Carey

domenica 6 dicembre 2009
Un nuovo portale per pensare e far pensare i giovani

Questo sito si chiama «Cogito et volo» ed è il risultato di un connubio di forze di un gruppo di collaboratori, coordinati dall’ideatore Saverio Sgroi, sensibili ai delicati temi che gli adolescenti d’oggi affrontano a volte con troppa leggerezza. Infatti in questo portale, rivolto principalmente ai giovani ma aperto anche ai meno giovani, si potranno trovare principalmente articoli d’attualità che affrontano temi sensibili del nostro tempo come l’amicizia, l’amore, la scuola, la musica, la sessualità, l’alcol, ma anche recensioni di film e libri interessanti, che hanno l’obiettivo di pensare e far pensare i giovani lettori.
A sottolineare l’importanza dell’iniziativa, unita alla voglia dei collaboratori del sito di mettere i giovani al cospetto di situazioni delicate e complesse che vanno affrontate con il giusto piglio come la libertà, le speranze, il dolore e i sogni, codesti collaboratori si sono prefissati l’obiettivo di registrare il sito come testata giornalistica e perché no un giorno tentare l’avventura del magazine cartaceo da distribuire nei sensibili e strategici punti che accomunano i giovani nella provincia di Palermo. Altro sogno ambizioso sarebbe l’espansione fuori provincia e la distribuzione a livello nazionale nelle biblioteche e nelle maggiori scuole. Obiettivi questi, ideati appositamente per rendere questo portale un punto d’incontro e di riferimento per i nostri giovani...
mercoledì 2 dicembre 2009
Italiani e posta elettronica
Il tempo che in media noi italiani trascorriamo davanti le nostre poste eletroniche per rispondere ai messaggi, ammonta a circa sette giorni all’anno, ovvero circa 180 ore della nostra vita. A rivelare questo dato è una ricerca dell’azienda finlandese Nokia, che rivela che il 56% degli italiani trascorre più di mezz’ora al giorno a leggere e successivamente rispondere ai messaggi di posta elettronica, e che questo dato aumenta di anno in anno e di certo non sembra avere intenzione di arrestarsi.
La e-mail in Italia sta diventando oramai il mezzo di comunicazione più utilizzato, difatti hst scanzando l’utilizzo del “vecchio” telefonino e degli antiquati sms. Ogni italiano riceve in media ogni giorno circa venti mail, che riguardano questioni di lavoro principalmente ma anche di rapporti interpersonali e sociali e per gli acquisti on line che si moltiplicano senza sosta.
È evidente che non solo in Italia, ma in tutto il mondo, il web ha praticamente stravolto il nostro modo di comunicare, e incosciamente sta sconvolgendo anche il nostro modo di pensare e di rapportarci agli altri. Un particolare sguardo è da riservare alle questioni interpersonali, infatti tramite web è più facile comunicare per gestire rapporti d’amore e di amicizia, rendendo nel contempo codeste relazioni più distaccate e finte. Dove si andrà a finire di questo passo? La risposta a questa cruda domanda è da ricercare ognuno dentro di noi stessi: una società che non dice le cose “in faccia” è una società che ha paura, che ha timore delle “risposte” e delle relazioni, quindi una società che via via s’impoverisce e rende i caratteri della sua gente sempre più deboli e inaffidabili. Allora sarebbe meglio tentare di trovare un punto d’incontro che si adatti alle singole esigenze, per esempio rispondere sì alle mail per le questioni “ufficiali”, ma per quelle più private meglio recarsi davanti la porta di casa delle persone interessate e rapportarsi guardandosi negli occhi, alla vecchia maniera insomma...
venerdì 6 novembre 2009
Looking for translators
giovedì 22 ottobre 2009
Intervista a Giacomo La Franca per «Il settimanale di Bagheria»

L’autore siciliano, davanti una tazza fumante di caffè in un bar di Milano, mi ha concesso l’onore di poter porgli delle domande e scambiare così pareri e timori di un’arte, quella della scrittura, in continua evoluzione e che subisce i ritmi frenetici della nostra era, ma che non smette di perdere il suo fascino e soprattutto non smette di rilasciare emozioni agli appassionati.
Come nasce una storia? Viene fuori prima il titolo che ispira la storia o nasce prima l’idea del racconto?
Il materiale “grezzo” di una storia, nasce sempre dal tuo vissuto, da ciò che vedi e che hai sentito. Poi è la fantasia il vero artigiano che affina, elabora e costruisce un racconto, nel mio caso un romanzo.
Sicuramente nasce prima l’idea del racconto, il titolo è accessorio, “Pietre cadute” si è chiamato per due anni “Barcellona” ed è stato un mio amico a farmi notare che poteva essere scambiato per una guida turistica, il che forse avrebbe contribuito alle vendite.
Chi scrive ha sempre dei piccoli riti o abitudini che segue regolarmente. Le tue quali sono, se ne hai?
Io ho fatto di necessità virtù. Avendo moglie, figlia e una cagnolina in genere scrivo di notte quando “le mie donne” dormono. Alle ventitrè circa mi faccio un caffè doppio e m’immergo nella scrittura per due, tre ore. Ovviamente la sveglia del mattino è un castigo divino.
Cosa vuoi rappresentare con il passaggio del protagonista di “Pietre cadute” da studente modello a vero rinnegato universitario?
In realtà il protagonista ha una metamorfosi molto più complessa, determinata dal fatto che non sa bene ciò che vuole e comincia a crescere dentro di lui la necessità di trovare una propria identità che è distante dalle aspettative stereotipate dei suoi genitori.
L’amicizia nel libro rappresenta un valore fondamentale, ma per La Franca cos’è veramente l’amicizia?
Sicuramente l’amicizia è una forma d’innamoramento a volte più sottile e meno cruento dell’amore per una donna, dove giocano ruoli importanti e devianti, il senso del possesso e della gelosia, molto di più che nell’amicizia.
Quando finisci di scrivere un libro sei pienamente soddisfatto o c'è sempre qualcosa che cambieresti?
Se potessi riscrivere o modificare “Pietre cadute” lo farei subito. Non si è mai soddisfatti pienamente perché quando il tuo romanzo è già nelle librerie tu intanto sei cambiato e alcune cose dentro di te sono diverse e per certi versi non coincidono più pienamente con ciò che sei dopo la pubblicazione. Per questo molti scrittori non rileggono mai i romanzi che hanno scritto.
Cosa significa essere scrittore oggi e come si fa diventarlo?
Essere uno scrittore in Italia oggi è prendere coscienza del fatto che molto difficilmente vivrai di questo lavoro e quindi se scrivi è perché ami farlo senza contropartite. Alla domanda “come diventarlo?” non so proprio rispondere, anche perché bisogna capire quando lo si diventa. Magari quando hai pubblicato con una casa editrice? Quando hai venduto un numero cospicuo di copie? Un premio letterario… non so. Forse quando uno sconosciuto/a che ti ha letto ti scrive dicendoti che gli hai regalato emozioni, sorrisi e una lacrima, ed io ho avuto la fortuna di ricevere più di una mail dai miei lettori con i ringraziamenti per le emozioni provate all’interno delle pagine di “Pietre cadute”.
Se la tua scrittura fosse accompagnata dalla musica, quale genere sarebbe?
Sarebbe sicuramente rock in tutte le sue declinazioni!
Progetti letterari in cantiere?
Sto lavorando su un noir ambientato tra il lago di Como (ad alcun scrittori ha portato fortuna questo lago) e le valli del Ticino. Spero di poterlo dare alle stampe in primavera.
mercoledì 14 ottobre 2009
THIRST a poetry of Keko Kresina

giovedì 8 ottobre 2009
HERTA MULLER vince il Premio Nobel 2009 per la letteratura

